Pranayama: cos’è, come funziona e che benefici ha

In medicina, la respirazione viene definita come il processo fisiologico che consiste nell’assunzione di ossigeno e nell’eliminazione di anidride carbonica e acqua.

In realtà è molto di più: oltre ad essere la prima e l’ultima cosa che facciamo nella nostra vita, il respiro ha un’intima connessione con corpo e mente, e questi tre elementi si influenzano a vicenda. Solitamente, durante lo scorrere delle nostre giornate, non ci accorgiamo di come respiriamo, ma il nostro respiro viene costantemente modificato da quello che facciamo e dalle emozioni che proviamo.

Respirare con consapevolezza è fondamentale se si vuole creare e mantenere un equilibrio tra mente e corpo.

Definizione

In sanscrito, il termine pranayama è composto da due parole: prana e ayama.
Prana significa “energia, soffio vitale”, mentre ayama significa “estensione, espansione”. Pranayama può quindi essere tradotto come “espansione dell’energia vitale” o “estensione del respiro”.

Nella pratica, per pranayama si intende una serie di tecniche volte a controllare la respirazione, ad allungare il respiro e a trattenerlo. Questo controllo porta il corpo ad avere una maggiore capacità polmonare, una migliore ossigenazione del sangue ed aiuta a calmare la mente. Imparare a respirare meglio equivale a vivere meglio.

Benefici

Un numero sempre maggiore di studi dimostra che se effettuato costantemente e correttamente, il pranayama porta benefici sia fisici che psicologici. Questi benefici sono numerosi:

  • miglioramento del funzionamento dei polmoni;
  • miglioramento della circolazione sanguigna e linfatica;
  • rilassamento muscolare;
  • riduzione di ansia e depressione;
  • riduzione dello stress;
  • aumento dei livelli di energia;
  • facilitazione dell’eliminazione delle tossine;
  • rinforzo del sistema immunitario.

Perché funziona

Durante la pratica del pranayama utilizziamo completamente la nostra capacità polmonare andando quindi a migliorare l’ossigenazione del sangue e di tutti gli organi, che non solo ricevono più ossigeno, ma anche sangue in abbondanza, cosa che incrementa la loro efficienza. Le variazioni di pressione nella cassa toracica vengono intensificate e questi cambiamenti di pressione sollecitano gli organi che vengono compressi e decompressi, migliorando di conseguenza le loro funzioni.

La pratica

Per avvicinarsi al pranayama è bene affidarsi ad un insegnante esperto, e sarebbe preferibile avere già una pratica delle posture costante, in modo da avere già sperimentato e appreso il controllo dei bandha e della respirazione ujjayi.

Esistono molteplici tecniche di pranayama, ognuna con le sua modalità di esecuzione, ma le fasi che ritroviamo sempre sono:

  • inspirazione – puraka
  • espirazione – rechaka
  • ritenzione del respiro – kumbhaka

Il momento migliore per praticare può essere la mattina appena svegli. Il corpo e la mente sono calmi e ancora non sono stati condizionati dagli avvenimenti della giornata. Se non è possibile fare pranayama prima della pratica delle posture, è necessario far passare almeno trenta minuti: questo perché durante la pratica delle posture il corpo richiede energia e gli organi interni richiamano sangue. Dobbiamo dare tempo al corpo di calmarsi e alla circolazione di riprendere il suo normale corso prima di fare una qualsiasi tecnica di pranayama, altrimenti nella fase di kumbhaka si possono andare a creare delle sofferenze: come detto, dopo la pratica delle posture gli organi richiamano sangue ossigenato, ma se trattengo il respiro non inalo l’ossigeno che il mio corpo richiede.

Conclusione

Il pranayama insegna a respirare con presenza attraverso tecniche che permettono di allungare, trattenere e modificare il respiro, portando miglioramenti della qualità della vita in ogni suo ambito.

Adesso che sai come fare… Keep Breathing!