Yoga e dieta vegetariana

Se parliamo di yoga e dieta vegetariana apriamo un capitolo pressoché senza fine.

Da una parte ci sono ancora colleghi nutrizionisti che, per mancate conoscenze o disinteresse, non seguono persone che adottano una dieta vegetariana e, ancor meno, vegana.

Dall’altra c’è chi la professa come unico stile di vita adatto all’uomo e, nell’ambito dello yoga, c’è chi insiste, o chi addirittura obbliga, gli allievi, perché “se pratichi yoga, devi essere vegetariano”.

In questo articolo non è certo mia intenzione dare verità assolute ma, come nutrizionista e insegnante di mindful eating, nonché praticante di yoga, voglio esprimere il mio pensiero.

Dieta a base vegetale

Una dieta a base vegetale, non ci sono più dubbi, è l’unica davvero sostenibile; può essere onnivora con un consumo sporadico di alimenti di origine animale, vegetariana o vegana (trovi un approfondimento a questo link). Se ben bilanciata può essere equilibrata in tutte le sue forme, apportando notevoli benefici in termini di salute, sia nostra che dell’ambiente. Inoltre, con eventuali integrazioni, si possono scongiurare eventuali carenze, e può essere molto varia.

Anche una dieta vegetariana o vegana è quindi adatta a tutti, senza limitazioni.

Lo yoga come stile di vita

Molte persone pensano che lo yoga sia solo l’esecuzione delle posizioni, asana, ma non sanno che questa è solo una parte della pratica dello yoga.

Negli Yoga Sutra Patanjali definisce gli 8 rami, i livelli verso l’illuminazione (trovi il nostro articolo a riguardo qui).
Nel ramo dello yama, le “astensioni”, troviamo 5 regole etiche; va sottolineato non si tratta di obblighi, ma di una serie di indicazioni sui comportamenti da assumere nei confronti di noi stessi e di tutto ciò che ci circonda. Tra queste regole troviamo Ahimsa, la non violenza.

In genere chi consiglia, insiste od obbliga ad avvicinarsi alla dieta vegetariana usa questo precetto come motivazione alla scelta.

Ma allora è davvero “obbligatorio”?

Secondo il mio parere mancano tutta una serie di altre considerazioni…

In primis, ragionando sulla non violenza, pensare che uno yogi ha una condotta perfetta solo perché non mangia carne è un ragionamento piuttosto semplicistico. Non violenza verso sé stessi e gli altri significa anche non fare del male emotivamente, non fare violenza verbale, non essere irrispettosi o discriminanti. Dire parolacce, criticare te stesso o gli altri, trattare male o discriminare altre persone, sono tutte forme di violenza. Acquistare prodotti low cost che richiedono sfruttamento minorile, acquistare cibo (anche vegano) che arriva dall’altra parte del mondo o che subisce lavorazioni fortemente impattanti, sono altre forme di violenza, anche se non le compiamo direttamente.
Ahimsa è un concetto molto ampio, può riguardare anche la scelta del cibo ma non è solo questo.

Secondo, le scelte alimentari sono strettamente personali e devono tener conto del trascorso di una persona. Obbligare una persona che si avvicina allo yoga che ha un passato di DCA a diventare vegetariana, potrebbe esacerbare delle situazioni non risolte. Ad esempio in caso di anoressia la dieta vegana potrebbe diventare un’altra forma di controllo, o nel binge eating la “restrizione” obbligata potrebbe far scatenare abbuffate. Spingere fortemente a una scelta di questo tipo potrebbe essere più dannoso che positivo.

Terzo, il cibo “giusto” per fornire energia di alta qualità per pratiche come lo yoga e la meditazione è quello riconosciuto come sattvico dall’ayurveda. I cibi sattvici sono quelli “puri”, facili da digerire, come frutta, verdura, semi oleosi, cereali integrali, legumi, germogli. Ma una dieta vegetariana o vegana può prevedere anche cibi riconosciuti come tamasici o rajasici. Nei primi, i cibi che creano pesantezza, rientrano gli alimenti di origine animale ma anche i fritti, aglio, cipolla, formaggi; nei secondi, i cibi che forniscono energia, calore e che eccitano, troviamo gli zuccheri, il caffè, le bevande dolci. Di conseguenza, anche una scelta vegetale ma che non bada alla qualità comunque non sarebbe ideale.

Quarto, siamo già bombardati dalla diet culture di regole alimentari sotto cui stare e di un lavaggio del cervello continuo su cosa dovremmo mangiare. Non serve che all’interno del mondo dello yoga, percorso spirituale, ci siano altre persone che ti dicano come e cosa devi mangiare. Lo yoga dovrebbe piuttosto accompagnare in un ascolto più profondo del corpo e nella ricerca di un maggiore equilibrio, che è strettamente personale.

Conclusioni

Le considerazioni potrebbero essere molte altre. Di base il ragionamento è uno: ognuno di noi ha bisogno di fare il proprio percorso.

Praticando yoga con costanza, esercitando un ascolto profondo del corpo e cominciando un cambiamento profondo di sé, che prevede anche il relazionarsi in maniera diversa con tutto ciò che ci circonda, è molto probabile che la persona riconosca che una dieta priva di alimenti animali sia più adatta a come vuole percepire il corpo e a come vuole stare nel mondo.

Ma questo percorso può richiedere più o meno tempo, può prendere strade diverse, ed è importante che rimanga un percorso di scelte personali.